Etica e fotografia naturalistica

Etica e fotografia naturalistica

La fotografia naturalistica è un ramo della fotografia che si concentra sulla ripresa di animali e piante nel loro habitat naturale, per conoscerne il comportamento e apprezzarne la bellezza. La fotografia della fauna selvatica necessita di una particolare attenzione, perché la qualità della loro vita è molto condizionata dalla nostra presenza. Il fine di questo genere fotografico è quello di mostrare la bellezza intrinseca della natura, ma nello stesso tempo il naturalista e fotografo non può voltare le spalle ai danni causati dall’Uomo.

La fotografia naturalistica è praticata sia da professionisti, persone che fanno questo per lavoro, che da amatori, persone che desiderano il contatto con la natura senza interesse economico, in ogni caso per ottenere dei buoni risultati è necessario conoscere sia l’ambiente naturale che gli animali selvatici che lo abitano, sapendo che la flora e la fauna sono strettamente collegate fra esse e che il giusto equilibrio dipende dalla selezione e dalla distribuzione naturale, l’intervento umano è quasi sempre dannoso.

Il fotografo naturalista ha il privilegio di essere ambasciatore tra il mondo naturale e la nostra specie, ma si trova spesso da solo di fronte a vite inermi; il suo comportamento può essere quindi decisivo per la sopravvivenza di quella singola vita e addirittura per la sua intera specie. Per questo genere fotografico la cautela quindi non è mai abbastanza, serve una particolare etica che porti il fotografo di natura a concentrare la propria attenzione sul rispetto degli animali e del loro ciclo biologico, prima di tutto, mettendo in secondo piano la fotografia.

Ritengo che chi non sia un bravo naturalista non potrà diventare un bravo fotografo di natura.
Ho conosciuto persone che fotografano gli animali negli zoo o in aree chiuse dove la vita o la morte degli animali dipende esclusivamente dall’uomo. Altri che in particolari situazioni usano espedienti per ingannare gli animali, con la scusa di studiare il loro comportamento e per far conoscere meglio quella determinata specie. Personalmente penso che le aree che limitano il movimento degli animali e che ne condizionano il comportamento andrebbero quasi tutte eliminate, e che i fotografi che ritengono di far conoscere una specie in questo modo non possono essere considerati fotografi naturalisti. Altrettanto scorretto ritengo il comportamento di quei fotografi che con il cibo e attrattive varie condizionano il comportamento dei selvatici pur di ottenere delle facili fotografie.
Fotografare i lupi in cattività, solo per fare un esempio, è sicuramente più facile che riprenderli nel loro ambiente naturale ma non è la stessa cosa. La capacità di un buon fotografo naturalista si misura anche nel riconoscere ai selvatici il diritto di vivere liberi e di svolgere il loro ruolo naturale senza impedimento alcuno. Il fotografo alla pari degli animali selvatici deve saper convivere con essi senza creare nessun disturbo. In ogni caso chi fotografa animali in cattività senza dichiaralo fa cattiva informazione e contribuisce a diffondere notizie false.

Chi si occupa di natura, oltre alla biologia e all’etologia dei suoi soggetti deve sapere quali sono i rapporti con gli uomini e in particolar modo quali sono i problemi di sopravvivenza di quella determinata specie. Quando una specie è protetta per legge bisogna sapere quali sono i motivi di disturbo da evitare, e, se tra questi c’è la presenza umana, bisogna astenersi dall’avvicinarsi e dal fotografarli. A volte sento di persone che si prefiggono di fotografare una certa specie proprio perché sanno che è protetta, senza porsi il problema della salvaguardia. Questo comportamento non è etico. Solo per fare un esempio, le aquile e i rapaci in generale sono specie molto sensibili al disturbo di fotografi e ricercatori, cercare una foto a tutti i costi può contribuire a farle scomparire per sempre.

Chi è allora un buon fotografo di natura?

E’ un naturalista, uno studioso della natura che conosce molto bene i suoi soggetti fotografici e che usa la fotografia come mezzo per documentare ciò che vede.
Spesso è un amatore che non vende i suoi lavori, ma li condivide, perché crede ciecamente nella difesa degli habitat; è in questo senso che mi piace definirlo amatoriale: colui che ama quello che fa.
A volte è un abile tracciatore sapendo di essere a sua volta tracciato, perché ogni volta che segue una pista vede attraverso gli occhi di chi ha lasciato le impronte; per questo si sente anche lui parte integrante del mondo naturale esattamente come lo erano i nostri antenati qualche milione di anni fa.
E’ un tecnico impeccabile perché vuole che i suoi reportage possano diventare documentazione scientifica per contribuire attivamente alla ricerca ufficiale, e perché non vuole neanche lontanamente che qualcuno metta in discussione la sua buona fede. Conosce la sua attrezzatura alla perfezione e privilegia il tele obiettivo piuttosto che il grandangolare, sapendo che più lontano si mantiene dal soggetto meno disturbo arrecherà. Conosce la legislazione in merito alla protezione della fauna selvatica, ma anche i regolamenti delle aree protette. In ogni caso, per il fotografo naturalista tutto il mondo è un parco, in fondo gli animali selvatici sono indicatori di una maggiore biodiversità e di un ambiente più sano, anche al di fuori dalle aree protette.
E’ un comunicatore: attraverso le sue foto, le pagine web, le conferenze, i workshop fa conoscere la natura che ci circonda.
E’ un educatore: tramite la divulgazione delle sue foto, educa e sensibilizza a modelli di conoscenza ambientale e di responsabilità.
E’ un controllore perché conosce bene il territorio che frequenta e denuncia le situazioni in cui attività illecite, come sversamenti e abbandono dei rifiuti inquinano l’ambiente.

Inoltre, il fotografo di natura realizza foto e video che cataloga con molta cura, indicando la data, il luogo (anche se nel caso di immagini di specie particolarmente protette vanno segnalata con particolare cautela) e tutto il necessario per dare valore documentativo alle sue ricerche. Se il fotografo naturalista fosse tutto questo potrebbe rappresentare per le istituzioni che si occupano di proteggere l’ambiente e per il mondo scientifico, ancora di più in questo periodo di crisi economica, una fonte di aiuto e supporto operativo. I fotografi naturalisti sono bravi ricercatori e con una formazione mirata potrebbero essere indirizzati su progetti specifici di tutela ambientale o monitoraggio. In fondo i fotografi sarebbero felici di collaborare al miglioramento dell’ambiente e in cambio chiedono solo che il mondo scientifico dia loro il giusto riconoscimento morale.
In molti casi la scienza attinge già dagli archivi dei fotografi naturalisti ma si tratta di una collaborazione casuale e solo nelle fasi conclusive di progetti quando necessitano di immagini a corredo di presentazioni, dimenticando a volte persino di citare il nome dell’autore (obbligatorio per la legge sul copyright) e a volte modificandole per esigenze tipografiche alterando il valore dell’immagine stessa.
Quello che i fotografi chiedono è di essere considerati come soggetti coinvolti nel progetto sin dalle fasi iniziali formalizzando il loro contributo e gestendo la parte relativa ai documenti fotografici con la giusta competenza.

I veri fotografi naturalisti mantengono vivo il dialogo con il mondo naturale utilizzando il linguaggio più potente del mondo, la fotografia.

Per approfondire l’argomento ho trovato interessanti articoli in rete:

Paolo Taranto – Fotografo naturalista

Codice Etico del Fotografo Naturalista

Fotografia naturalistica: arte ed etica

Non rispetti la natura? Smetti di chiamarti fotografo naturalista!

Fotografia naturalistica – etica, impatto emozionale, componente artistica

AFNI

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