Di Antonio Iannibelli
Il mio messaggio per commemorare i miliardi di animali uccisi, educare per cambiare il futuro, celebrare i progressi per i loro diritti.
Il 7 giugno 2026 avrò l’onore di salire sul palco a Roma come relatore per la quinta edizione romana del National Animal Rights Day (NARD 16 Roma). Questa importante giornata globale, istituita dall’organizzazione Our Planet. Theirs Too., è un momento di profonda riflessione e di azione: ci uniamo per commemorare i miliardi di animali che ogni anno perdono la vita per mano dell’uomo e per rivendicare con forza i loro diritti fondamentali.
Ed è proprio nel cuore di questa missione, nella necessità vitale di dare voce a chi non ce l’ha, che trovo il senso più profondo della mia presenza a NARD16 Roma. La Dichiarazione dei Diritti degli Animali che il NARD porta nel mondo si fonda sugli stessi principi che ho cercato di onorare e difendere per tutta la mia vita, e che anni fa mi hanno spinto a scrivere la Carta dei diritti del lupo: un documento nato proprio per declinare quei diritti universali e restituire dignità, rispetto e diritto all’esistenza all’animale più perseguitato del mondo.
Fin da bambino, cresciuto tra le montagne del Pollino, ho fatto una promessa silenziosa alla natura e a quello che è forse l’animale più incompreso e ingiustamente perseguitato dalla nostra specie: il lupo. Mio nonno mi ha insegnato presto che per capire i lupi devi imparare a pensare come loro, e che non sono mostri delle favole da temere, ma custodi preziosi e insostituibili del nostro equilibrio naturale.
Da quarant’anni vivo il bosco in silenzio. Conosco più animali selvatici che esseri umani, guidato da un’etica chiara e irremovibile che applico ogni giorno sul campo: prima di tutto il rispetto assoluto per la vita, poi lo studio e, se possibile, lo scatto fotografico.
Ed è con questo profondo rispetto, in una giornata dedicata ai diritti di ogni singolo essere senziente, che sento il dovere morale di denunciare la guerra spietata che si combatte quotidianamente nel nostro Paese contro l’ambiente e i suoi legittimi abitanti.
Una guerra contro l’ambiente e l’illusione di dominare la natura. Sotto i nostri occhi si consuma un dramma continuo: consumo folle di suolo, frantumazione degli habitat, tagli indiscriminati di boschi e di alberi cittadini. È uno sfratto violento che provoca la morte di migliaia di animali selvatici. E al centro di questa pressione ecologica c’è il lupo (Canis lupus italicus), il vero bioregolatore dei nostri ecosistemi, capace di prevenire la diffusione di malattie nutrendosi di animali deboli o malati.
Oggi assistiamo a un attacco politico senza precedenti che spinge per il declassamento del suo livello di protezione. Questo non è solo un passo indietro normativo, è un’arma ideologica pericolosissima che sdogana l’idea che il lupo sia “di troppo”, fomentando il bracconaggio.
L’idea tutta umana di voler controllare la natura e gestire il numero degli individui selvatici a fucilate è una tragica stortura. È un’illusione arrogante che genera soltanto morte inutile e frantuma equilibri millenari. La natura, se lasciata in pace, non ha bisogno del piombo o delle doppiette per trovare la sua armonia; possiede già i suoi perfetti meccanismi di autoregolazione. Sostituire le dinamiche naturali con la violenza delle armi non fa altro che distruggere e avvelenare quell’unico ambiente di cui abbiamo disperatamente bisogno. Dimentichiamo troppo spesso che la rete della biodiversità ci lega indissolubilmente a ogni creatura del bosco: abbattere un ecosistema significa condannare noi stessi.
I veri numeri della strage silenziosa. Lo dicono i fatti, lo dimostrano le ricerche sul campo, lo conferma la scienza. Persino il “bollettino di morte” preparato dalla politica, con le sue spietate quote di abbattimento legale ipotizzate, è stato drammaticamente superato dalla realtà: solo a fine aprile di quest’anno, i lupi trovati morti per mano dell’uomo sono già 190.
I risultati di questo odio sono tragici bollettini di guerra. Non possiamo dimenticare l’orrore più recente: a fine aprile del 2026, ben 21 lupi sono stati trovati morti avvelenati in Abruzzo. Una mattanza spaventosa, che si aggiunge alla strage del maggio 2023 nei pressi di Cocullo, dove lo stesso vile veleno sterminò lupi, grifoni e volpi. A questi orrori si sommano i continui avvelenamenti sistematici degli anni passati, le barbare decapitazioni in Toscana o i corpi straziati e impiccati lungo le strade italiane. Sono atti di puro terrorismo verso la natura. E quando la legge e le istituzioni non intervengono con fermezza, il loro silenzio si fa complice.
La rivoluzione possibile: creare una Rete Natura Privata Di fronte a questa oscurità, dobbiamo costruire corridoi di speranza. Fino a oggi, chi possedeva un pezzo di terra si sentiva impotente, costretto a subire l’arroganza di una minoranza armata e di istituzioni che si barricavano dietro a una legge vecchia, la quale consentiva un autentico sopruso sulle proprietà private.
Ma le cose stanno finalmente cambiando. Due sentenze storiche hanno scardinato l’intoccabilità della caccia nei fondi privati. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 895/2026, ha stabilito in via definitiva che l’obiezione di coscienza e i motivi etici sono ragioni pienamente legittime per vietare l’accesso dei cacciatori. Pochi mesi dopo, la sentenza n. 254 del TAR Abruzzo ha ribadito che la Regione non può respingere le richieste di esclusione etica usando scuse generiche. Anche l’Umbria ha recentemente aperto all’esclusione etica della caccia. Approfondimento su questo aspetto nel mio ultimo articolo.
I dati ci dicono che il 73% degli italiani è nettamente contrario all’attività venatoria. Utilizzando l’Articolo 15 della Legge 157/1992, che prevede che il proprietario o conduttore di un fondo possa inoltrare richiesta motivata per vietare la caccia, abbiamo un’occasione unica. L’obiettivo è creare una vera e propria Rete Natura Privata, unendo fondi preclusi alla caccia attraverso corridoi ecologici per restituire la terra ai suoi legittimi abitanti.
Come ho scritto nella Carta dei Diritti del Lupo, ogni animale ha il diritto universale alla vita, il diritto a non essere perseguitato e il diritto di abitare lo spazio che la natura gli ha assegnato.
Ci vediamo a Roma il 7 giugno per ribadire insieme questo semplice e potente mantra:
Siamo tutti animali, abbiamo gli stessi diritti, abitiamo la stessa casa.