Di Maria Perrone
Quando ho deciso di avvicinarmi alle Guardie Ecologiche Volontarie non ero ancora certa che avrei frequentato il corso e affrontato l’esame necessario per diventare una Guardia a tutti gli effetti. Prima volevo capire. Volevo vedere da vicino che cosa significasse dedicare volontariamente una parte del proprio tempo alla tutela dell’ambiente, ma soprattutto volevo capire se quel ruolo corrispondesse al mio modo di sentire la natura.
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Viviamo in un’epoca segnata da una drastica e allarmante riduzione della biodiversità, causata dall’impatto sempre più invasivo e distruttivo delle attività umane sui delicati equilibri naturali. Questa emergenza ecologica si intreccia drammaticamente con un’altra piaga del nostro tempo: il continuo aumento degli incidenti stradali, che ogni anno spezzano innumerevoli vite umane. La nostra Costituzione, nei suoi principi fondamentali, è chiara: sancisce espressamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. È proprio per dare una risposta concreta a queste criticità, obbedendo non solo a un dettame costituzionale ma a un profondo dovere morale verso la vita, che proponiamo e sosteniamo con forza un progetto come questo.
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Di Antonio Iannibelli
Il mio messaggio per commemorare i miliardi di animali uccisi, educare per cambiare il futuro, celebrare i progressi per i loro diritti.
Il 7 giugno 2026 avrò l’onore di salire sul palco a Roma come relatore per la quinta edizione romana del National Animal Rights Day (NARD 16 Roma). Questa importante giornata globale, istituita dall’organizzazione Our Planet. Theirs Too., è un momento di profonda riflessione e di azione: ci uniamo per commemorare i miliardi di animali che ogni anno perdono la vita per mano dell’uomo e per rivendicare con forza i loro diritti fondamentali.
Di Antonio Iannibelli
Siamo allo stremo. Soffocati dall’inquinamento dell’aria, assordati dal rumore incessante, accecati dalle luci artificiali e sempre più privati di una natura autentica in cui trovare respiro. Le nostre città ci stanno strette, ci manca l’aria e ci manca un luogo vero dove rifugiarci.
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Di Antonio Iannibelli
Il nostro Appennino custodisce tesori inestimabili, fatti di biodiversità ed echi di un passato che non dobbiamo dimenticare. La mattina del 3 maggio, insieme al collega Davide Di Domenico, abbiamo intrapreso un servizio di perlustrazione partendo dal Centro sportivo di Vergato, salendo verso località Liserna per poi imboccare il sentiero 150A. Una giornata dedicata all’osservazione, alla tutela dell’ambiente e alla memoria storica del nostro territorio.


Si tratta di sei ore di camminata, in gran parte all’ombra del bosco che circonda il Monte Pero, un percorso da non sottovalutare perché si scende spesso in sentieri stretti e scivolosi, e perché le salite sono impegnative e lunghe. Si consigliano scarpe da trekking, bastoncini e un adeguato abbigliamento tecnico da montagna. Nello zaino, oltre alla macchina fotografica, può essere utile un panino e una borraccia di acqua; giunti in cima al monte mangiare qualcosa in compagnia risulta alquanto piacevole.
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Inaugurazione mercoledì 22 aprile alle ore 16:30 presso il Palazzo dei Capitani della Montagna a Vergato – Bologna. Per l’occasione, la serata inaugurale sarà arricchita dalla presentazione delle GEV Davide Ghini e Antonio Iannibelli. Un progetto che ha coinvolto oltre 250 studenti nel segno della tutela ambientale.
Si conclude così, con la realizzazione della mostra, un progetto di educazione ambientale “Un lupo per amico”, un percorso che tra febbraio e aprile 2026 ha attraversato le aule dell’Appennino bolognese, portando nelle scuole la conoscenza scientifica e il rispetto per uno degli animali più iconici e meno compresi del nostro territorio, il lupo.
Di Antonio Iannibelli
PREMESSA: alla luce degli attuali lavori in corso (2026) e dei progetti di edificazione futuri previsti per il comparto Bertalia-Lazzaretto, emerge una profonda e fondata preoccupazione per il rischio di una drastica riduzione delle aree verdi e per il conseguente, pesante impatto sulla fauna selvatica. Il timore maggiore riguarda la compromissione irreversibile delle risorse naturali vitali: l’accesso all’acqua, la disponibilità di cibo e la conservazione delle aree boschive che fungono da indispensabile rifugio.
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Di Antonio Iannibelli
Ho partecipato recentemente al convegno sulla Roadside Ecology organizzato dalla Città Metropolitana di Bologna. Un evento che avrebbe dovuto tracciare nuove strade per la convivenza tra infrastrutture e natura, ma che si è rivelato un esercizio di retorica amministrativa, interrotto solo dalla lucidità scientifica di Mario Tozzi.
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Testi e immagini di Antonio Iannibelli
C’è un luogo, ai margini di Bologna, dove la città rallenta e la natura riprende voce.
Il Parco del Belpoggio, nel Comune di San Lazzaro di Savena, è una di quelle zone di confine in cui il paesaggio non sceglie da che parte stare: non è più città, ma non è ancora Appennino.
Inserito nell’area contigua del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa e parte della Rete Natura 2000, il Belpoggio è molto più di un parco urbano. È un corridoio ecologico, un passaggio naturale che permette alla fauna di muoversi tra ambienti diversi, collegando il verde cittadino alle aree collinari e selvagge.
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L’educazione ambientale è uno degli strumenti più importanti per formare cittadini consapevoli e capaci di prendersi cura del territorio. In questo percorso, il contributo dei volontari del Corpo Provinciale delle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) è fondamentale. Tra questi, Antonio Iannibelli, naturalista, fotografo e profondo conoscitore del lupo, ha saputo trasformare la sua esperienza sul campo in un progetto formativo unico e coinvolgente, rivolto alle scuole primarie e secondarie della provincia di Bologna.
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