Scritto da Maria Perrone
Le uscite in affiancamento ad Antonio come aspirante Guardia Ecologica Volontaria mi stanno permettendo di conoscere tanto, ogni volta scopro qualcosa di nuovo, non soltanto sul ruolo delle GEV, ma soprattutto sui territori che attraversiamo e sulle persone che incontriamo.
Quella domenica di settembre eravamo diretti a Chiapporato, nel Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone. Il nostro servizio prevedeva, come sempre, di prestare attenzione a ciò che accadeva lungo il percorso: raccolta di funghi e frutti del sottobosco, transito dei veicoli, eventuali tagli della vegetazione e più in generale comportamenti che potessero arrecare danno all’ambiente.
Ma Chiapporato per me non era un luogo completamente nuovo. C’ero stata più di dieci anni fa e ricordavo ancora le ultime due donne che vivevano lassù, una madre e una figlia. Poco tempo dopo anche loro avrebbero lasciato il paese e da allora, nella mia memoria, Chiapporato era rimasto legato all’immagine di un borgo ormai vuoto.
Forse per questo ero particolarmente curiosa di tornarci.
Lasciata l’auto, abbiamo iniziato a camminare. Per raggiungere Chiapporato bisogna guadagnarselo un po’, ed è una cosa che, tutto sommato, mi piace. Ci si allontana lentamente dalla strada e si entra nel bosco, finché quello che abbiamo lasciato a valle comincia a sembrare molto più lontano di quanto non sia realmente.
Lungo il percorso abbiamo attraversato una bellissima pineta. Ricordo soprattutto il profumo. Quell’odore intenso delle conifere che ti viene spontaneo respirare a pieni polmoni e che sembra avere la capacità di cambiare immediatamente lo stato d’animo. Pensavo ai terpeni liberati dalle piante e a quanto poco ci accorgiamo, nella vita di tutti i giorni, dell’effetto che può avere su di noi semplicemente camminare dentro un bosco.
Continuando a camminare nel bosco, Chiapporato si avvicina. Prima di raggiungere il borgo incontriamo una bellissima fontana e ci fermiamo a bere. L’acqua è fresca e, dopo la salita, sembra ancora più buona. Penso a quanti viandanti ed escursionisti si saranno fermati qui prima di noi e a quanto una semplice fontana, in montagna, possa diventare un piccolo luogo di incontro e di ristoro.
Poco più avanti, però, qualcosa attira la nostra attenzione. Un cartello: “Foresteria aperta”.
È una bella notizia. Significa che lassù troveremo qualcuno e che, arrivati a Chiapporato, potremo fermarci e ristorarci.
Per me quel cartello ha un significato ancora più particolare.
Ero già stata a Chiapporato oltre dieci anni fa e ne conservavo un ricordo molto diverso. Allora il borgo non era ancora completamente disabitato. Ricordo le ultime due donne che vivevano lassù, una madre e una figlia. Poco tempo dopo anche loro avrebbero lasciato il paese e Chiapporato sarebbe rimasto senza abitanti.
La storia del borgo racconta infatti di una presenza umana durata quasi mille anni. Il nome Chiapporato è documentato fin dal 1145 e per secoli qui hanno vissuto carbonai, pastori e boscaioli.
Pensavo quindi di tornare, dopo tanti anni, in un luogo definitivamente consegnato al silenzio.
Arriviamo alle prime case. Molte sono ormai ruderi e i segni dell’abbandono sono evidenti. Ma tra le pietre compaiono altri cartelli: foresteria e essiccatoio.
Comincio quasi a divertirmi a cercare questi segnali.
Poi accade qualcosa di ancora più sorprendente, sentiamo delle voci di adulti, ma anche di bambini. E a un certo punto, nel silenzio della montagna, risuona persino il suono di un corno.
Eravamo partiti quella mattina pensando di raggiungere un borgo fantasma e ci ritroviamo invece davanti a un luogo pieno di voci.
Proseguendo verso la chiesa di San Giovanni Battista e la vecchia canonica, scopriamo finalmente da dove arriva tutta quella vita. Nella zona della chiesa e della foresteria incontriamo alcune delle persone dell’associazione Chiapporato Ri-Vive, che stanno lavorando per restituire al borgo una nuova possibilità. Durante il nostro servizio abbiamo conosciuto Irene, Antoine ed Eden e incontrato altri visitatori arrivati fin quassù.
Ragazze e ragazzi che, con il loro lavoro volontario, hanno fatto qualcosa che, osservando lo stato di abbandono di alcune costruzioni, sembra quasi un piccolo miracolo. Hanno riportato l’acqua, recuperato la canonica e i suoi spazi, creato una foresteria e soprattutto hanno riportato ciò che nessun intervento di ristrutturazione può creare da solo: la presenza delle persone.
Forse, penso scherzando, hanno anche un aiuto importante. In fondo lavorano dentro una chiesa e una canonica: San Giovanni Battista qualche mano dovrà pur dargliela!
Adiacente alla chiesa c’è un piccolo cimitero, mi fermo a guardarlo e penso che anch’esso, in un certo senso, faccia parte della vita di Chiapporato. Dietro quei nomi ci sono persone, famiglie e storie che non conosciamo più. Generazioni che hanno camminato negli stessi boschi che abbiamo appena attraversato.
Chiapporato conserva il passato, ma qualcuno ha deciso che non debba vivere soltanto di ricordi.
Naturalmente l’entusiasmo e la buona volontà non bastano. Recuperare e soprattutto continuare a presidiare un luogo così isolato richiede tempo, persone, energie e risorse.
Per questo ci piace utilizzare anche questo spazio per dare voce a Irene, presidente dell’Associazione Chiapporato Ri-Vive, che ha un appello da rivolgere a chi ama la natura, camminare nei boschi e soprattutto crede che luoghi come questo meritino una seconda possibilità:
«Ti piace la Natura? Ami camminare e scoprire luoghi immersi nel bosco? 🌿
Vieni a conoscere l’Associazione Chiapporato Ri-Vive !
Chiapporato, antico borgo dell’Appennino bolognese, è un luogo dove le strade salgono sempre… e anche i sogni.
Noi, un gruppo di persone innamorate di questo posto, abbiamo deciso di affrontare una vera e propria scalata: ridare vita alla vecchia canonica per trasformarla in un rifugio, uno spazio di accoglienza, di incontri e di creatività. 🏡✨
Finora abbiamo fatto passi enormi, uno dopo l’altro :
💧 abbiamo ripristinato l’acqua,
🏚️ rimesso in sesto il piano terra,
🛠️ ristrutturato il primo e il secondo piano…
Ora abbiamo bisogno del tuo sostegno e di persone volenterose per continuare a presidiare e dare vita a questo luogo favoloso e magico 🧡
A Chiapporato le salite non mancano, è vero…
Ma con te al nostro fianco, siamo certi che la vetta è a portata di mano. ⛰️💪✨
I nostri contatti :
Irene 353 414 5301
chiapporato.rivive@gmail.com
Con riconoscenza,
I volontari di Chiapporato Ri-Vive»
A Chiapporato ho pensato ancora una volta a quanto queste giornate da aspirante GEV mi stiano facendo conoscere un modo diverso di guardare il territorio. Si parte per fare vigilanza ambientale, ed è giusto che sia così. Anche quella domenica abbiamo incontrato persone, verificato permessi e osservato quello che accadeva lungo il percorso. Tutto è risultato regolare e abbiamo trovato sentieri puliti e ben tenuti.
Poi, però, mentre cammini succede altro.
Scopri una fontana. Ti fermi davanti a una vecchia casa. Parli con qualcuno che ha deciso di dedicare le proprie domeniche a recuperare una canonica. Ti rendi conto che quel sentiero che stai percorrendo per piacere è stato attraversato per secoli da persone che dalla montagna dipendevano per vivere.
E allora anche il concetto di tutela ambientale diventa un po’ più ampio.
La natura dell’Appennino e la presenza dell’uomo sono intrecciate da secoli. Il problema non è la presenza dell’uomo in sé, ma il modo in cui scegliamo di stare dentro la natura.
Possiamo attraversare un bosco lasciandolo esattamente come lo abbiamo trovato oppure considerarlo semplicemente qualcosa da utilizzare. Possiamo raccogliere i suoi frutti rispettandone i tempi e le regole oppure prendere tutto quello che riusciamo. Possiamo guardare un vecchio borgo e pensare che ormai non serva più a nulla oppure decidere che quelle pietre, quelle storie e quei sentieri meritino ancora attenzione.
Nel pomeriggio abbiamo salutato Chiapporato e ripreso la strada del ritorno.
Quando siamo entrati nuovamente nella pineta eravamo stanchi, ma questa volta abbiamo deciso di fermarci un po’.
Ci siamo concessi quello che i giapponesi chiamano Shinrin-yoku, un bagno di foresta. In realtà non abbiamo fatto nulla di particolare. Abbiamo semplicemente rallentato, respirato profondamente, ascoltato il bosco e cercato di percepire quell’energia che avevamo avvertito già all’andata. Dopo una giornata trascorsa a occuparci, in qualche modo, della natura, per qualche minuto abbiamo lasciato che fosse la natura a occuparsi di noi.
Forse è anche questo il rapporto che dovremmo cercare con l’ambiente: una forma di reciprocità.