Morte tra i lupi

Morte tra i lupi

Oltre 200 i lupi morti accertati dai volontari di Italianwildwolf.it da novembre 2016. Mentre si discute se abbatterli o non abbatterli, i lupi continuano a morire ogni giorno nella totale indifferenza. Bisognerebbe capire come arrestare la strage e invece spesso senza cognizioni di causa c’è chi grida “ammazziamoli tutti!”.

Si parla troppo e male di lupi, spesso per interessi politici ed economici. I non addetti ai lavori a volte si fanno un’opinione partendo da informazioni sbagliate, dove il lupo quasi sempre viene descritto come un animale nocivo. Tutto questo non fa bene al lupo ma non fa bene soprattutto al nostro ambiente. In ogni caso prima di una qualsiasi decisione sarebbe necessario conoscere il suo ruolo naturale, la sua consistenza, i pericoli che corre, e le cause di morte collegate alle attività umane e a cause naturali. 

In Italia di fatto non ci sono dati su quanti lupi muoiono ogni anno. Ma il nostro progetto “Morte tra i lupi” con tutte le sue difficoltà cerca di dare qualche risposta. Una ricerca che coinvolge una miriade di volontari sparsi nelle diverse regioni del nostro Paese che si mobilitano per cercare di capire la portata del problema. I collaboratori che trovano un animale morto o intercettano una notizia verificabile inviano i dati ai responsabili del progetto che mettono in moto le verifiche per accertare la veridicità della fonte e quindi del caso in questione. I dati confluiscono poi in un database dove si raccolgono le immagini, la fonte delle notizie, la geolocalizzazione e quando possibile i dati biologici dell’animale e possibilmente le cause di morte.

E’ importante sapere che in caso di rinvenimento di un presunto lupo morto o in difficoltà, non bisogna effettuare alcuna manipolazione, se non strettamente necessaria, perché si rischia di modificare lo stato del luogo e della carcassa ritrovata, rendendo più difficile la ricostruzione della dinamica che ha portato al decesso dell’animale.

Lupo, Canis lupus italicus

Se il ritrovamento avviene nel territorio di un parco naturale va segnalato all’Ente Parco, altrimenti alla Polizia provinciale o metropolitana, oppure ai Carabinieri Forestali.

Dai primi dati che abbiamo raccolto si nota subito che nelle varie regioni italiane c’è una diversità di comportamento ma soprattutto si riscontra una scarsa condivisione a livello nazionale, creando una frammentazione dei dati non correttamente utilizzabili in modo scientifico.

La mancanza di un coordinamento nazionale unico, come quello che svolgeva l’ISPRA, lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia provinciale ha portato ad una gestione territoriale di questi dati ma non ha prodotto un metodo unico nazionale per la loro amministrazione. Ci auguriamo che presto venga ripristinata una banca dati nazionale alla quale ogni Regione o ente locale di competenza debba obbligatoriamente fornire i propri dati secondo le modalità di un apposito protocollo unico e nazionale.

Intanto il nostro progetto “Morte tra i lupi” nato in occasione dei lavori della Festa del lupo 2016 ha prodotto risultati in parte prevedibili e in parte inaspettati, in particolare fotografa una situazione complessa per quanto riguarda la tutela dei selvatici italiani e ci fornisce dati sui quali bisogna riflettere. Si tratta di un metodo non perfetto che ha molti punti deboli ma è in grado di darci un quadro della situazione purtroppo drammatica.

Sospettiamo che il fenomeno nel suo insieme incide pesantemente sulla sopravvivenza di questa specie. Infatti dal 1 novembre 2016 al 30 aprile 2019 abbiamo accertato la morte di 205 lupi: 61% investiti sulle strade, 24% vittime di bracconaggio (casi di avvelenamento, di morte causate da armi da fuoco e persino impiccagioni e decapitazioni), 10% morte per cause naturali, 5% altre cause.

QUI i dati pubblicati nel nostro blog

Nella maggior parte dei casi la causa di morte è stata accertata e solo per alcuni (6,3%) ci sono ancora indagini in corso. In altri casi è difficile avere conferma dalle indagini avviate dagli enti competenti ed è un vero peccato perché sarebbero utili per individuare azioni concrete a migliorare la tutela del lupo e ridurre il conflitto con gli umani. In questo progetto abbiamo riscontrato che in alcune realtà locali viene data poca importanza al recupero delle carcasse e alle analisi di laboratorio che invece potrebbero chiarire le vere cause di morte e non solo. Solo per fare un esempio, nell’estate 2018 in periodi diversi, nella provincia di Taranto abbiamo segnalato più volte il ritrovamento di tre diversi animali morti su strade veicolari che non sono mai stati recuperati dagli enti competenti.

A volte gli Enti praticano un vero e proprio “scarica barile” che non incentiva chi correttamente segnala, questo si associa poi alla mancanza di informazione e alla difficoltà per i cittadini segnalanti che non sanno a chi indirizzare la chiamata. Noi stessi siamo stati rimbalzati più volte tra i diversi enti. Tutto questo comporta una perdita di tempo e di informazioni e a volte anche di campioni biologici preziosi per la ricerca scientifica.

Lupo, Canis lupus italicus

Dal nostro progetto inoltre risulterebbe che sono soprattutto lupi adulti a morire, mentre sappiamo che in passato, quando era I.S.P.R.A. ad analizzare le carcasse, erano soprattutto i subadulti a morire. Nel nostro caso non avendo la possibilità di effettuare analisi necroscopiche e non potendo attingere ai referti degli IZS locali non è stato possibile risalire all’età del 50% dei lupi morti. Nel determinare l’età bisogna tenere presente che, i giovani hanno le dimensioni di un adulto già a otto mesi e fino alla maturazione sessuale che avviene dopo circa altri dodici mesi, ciò vuol dire che per un intero anno ci sarebbe poca distinzione tra adulti morfologici e adulti sessuali.

Inoltre ci sorge il dubbio, nel caso degli investimenti stradali, che il motivo dell’incidente possa essere stato provocato da altre cause. Per esempio animali già ammalati, avvelenati, debilitati ecc. Ma anche il disturbo causato dalla caccia, dai bracconieri o da altre attività antropiche che mettono in fuga gli animali costringendoli ad attraversare strade anche in pieno giorno. Questo aspetto va sicuramente approfondito ma la collaborazione con gli enti preposti e il recupero della carcassa diventa una necessità.

In rete (facebook e blog) succede anche che la stessa carcassa viene segnalata più volte e in periodi diversi creando un effetto moltiplicatore che non è reale.

Abbiamo anche avuto un caso di segnalazione di una carcassa da due persone diverse, ma al momento del nostro arrivo la carcassa non c’era più. Cosa può essere accaduto? Forse qualcuno non autorizzato ha prelevato la carcassa ma verosimilmente potrebbe anche essere stata consumata o portata via da altri animali. Quest’ultimo caso dimostra che gli animali morti possono essere molti di più di quelli registrati. I nostri ritrovamenti avvengono in gran parte su strade e in luoghi molto frequentati dagli uomini mentre presumiamo che i bracconieri spesso ammazzano animali in luoghi poco frequentati. Senza trascurare il fatto che gli animali avvelenati o feriti andranno a morire inevitabilmente in luoghi inaccessibili agli uomini.

L’opinione generale degli esperti concorda che in Italia ogni anno muoia circa il 20% dell’intera popolazione di lupi per cause illegali (Ciucci e Boitani 1993).

Con questi primi dati del progetto “Morte tra i lupi” sappiamo quali sono le cause principali e sappiamo che mediamente riusciamo a rintracciare ogni anno circa 80 lupi morti. Ma siamo convinti che ci siano altre morti che a noi sfuggono, come quelle naturali, e che complessivamente i ritrovamenti sono intorno a un terzo delle morti totali. I lupi che periscono ogni anno potrebbero essere circa 250 su una popolazione di circa 1600.

Di fronte a una situazione del genere pensare a un piano che prevede ulteriori abbattimenti ci sembra poco praticabile. Mentre la scelta dell’attuale Ministro Costa, indirizzata ad escludere gli abbattimenti e a ripristinare il coordinamento nazionale affidandolo a I.S.P.R.A., ci sembra la strada più praticabile.

Intanto il contatore scorre veloce vedi QUI

Banner morte tra i lupi

Collabora anche tu al nostro progetto: MORTE TRA I LUPI

Ogni segnalazione è importante per conoscere le cause di mortalità del lupo selvatico italiano, Canis lupus italicus.

Nelle diverse versioni, non definitive, del Piano di conservazione e gestione del lupo la parte più controversa è quella legata agli abbattimenti ed ad eventuali deroghe senza il supporto di dati ufficiali.

QUI ultima versione di aprile 2019

In questa situazione confusa il gruppo di ricerca di Italian Wild Wolf (http://www.italianwildwolf.com/) propone un progetto di ricerca per cercare di capire quali siano le principali cause di morte del lupo in Italia, in particolare intende approfondire le conoscenze sul bracconaggio e sulle cause violente di morte provocate da incidenti stradali, senza trascurare le cause naturali.

IL BRACCONAGGIO: troppo spesso leggiamo di lupi avvelenati, sparati, decapitati, impiccati o catturati con lacci e tagliole, ma è difficile dire quanti animali vengano realmente uccisi in un anno.

GLI INCIDENTI STRADALI: sulle strade, sulle ferrovie e su diverse strutture umane, come acquedotti e recinti, si osservano animali morti accidentalmente, anche qui difficile capire le cause e quanti animali periscano ogni anno.

LE CAUSE NATURALI: consideriamo morte naturale le aggressioni intraspecifiche o aggressioni da altri selvatici come per esempio i cinghiali. Ma i lupi muoiono anche di malattie come la rogna, di attacchi da parassiti come le zecche e di infezioni. Di ferite provocate accidentalmente, ma anche di fame, soprattutto quando si tratta di piccoli durante la fase di allattamento e di giovani in fase di dispersione. In quest’ultimo caso può capitare di vedere animali nei posti più inaspettati e dal comportamento poco selvatico. Questi animali vengono erroneamente considerati pericolosi perché si avvicinano alle attività umane, ma molte volte si tratta solo di “richieste di aiuto”. In questi casi attivare gli enti competenti può contribuire a rendere più pacifica la convivenza con gli umani e forse salvare la vita a qualche lupo.

Con questo PROGETTO vorremmo coinvolgere tutti gli iscritti al nostro gruppo e soprattutto i cittadini, ma anche le altre associazioni di volontari che si occupano a vario titolo di tutela ambientale con l’obiettivo di attivare una raccolta dati fatta da osservazioni dirette e dalle notizie diffuse da tutti gli organi di informazione. Forse esistono anche altre forme di persecuzione che passano inosservate, chiediamo quindi di segnalarci tutto quello che si ritiene possa arrecare danno a questa specie così sensibile e così importante per il nostro ecosistema.

Tutti possono dare informazioni al nostro gruppo, ma prima di tutto segnalando i ritrovamenti agli Enti preposti, Ente parco, Polizia locale, Carabinieri Forestali, (fornendo le proprie generalità e un recapito telefonico) su lupi morti o feriti, e in caso di osservazioni dirette fornire con precisione data, luogo, e la presunta causa di morte, oltre a qualche immagine dell’animale morto o in difficoltà. Per indicare la posizione con precisione soprattutto in montagna o nei boschi lo smartphone può essere molto utile e rapido, alcune applicazioni possono inviare la posizione esatta e mostrarla direttamente sulla cartina.

Nel caso, invece, di notizie diffuse dai media bisogna fornire data, testata/sito, e tutto il necessario per poter verificare la fonte. 

Ti aspettiamo nella pagina www.facebook.com/lupiuccisi/ per un tuo contributo.  E’ possibile anche inviare le informazioni in modo anonimo scrivendo a festadellupobo@gmail.com o telefonando a 347 2211326 (Antonio).

GLI SCOPI SONO:

– Cercare soluzioni per ridurre la mortalità degli animali

– Individuare quali sono le zone a più alto conflitto con le attività umane

– Quali sono le principali strade dove vengono investiti  

– Stabilire quali sono le cause principali di morte

– Avere un’idea più chiara degli effetti esercitati dal bracconaggio e dalle attività umane

Vorremmo realizzare un documento che possa aiutare anche la ricerca scientifica sul numero (più vicino possibile alla realtà) di lupi che vengono uccisi ogni anno così da dare il nostro piccolo contributo alla riduzione del conflitto uomo lupo e alla salvaguardia del Canis lupus italicus.

Bologna maggio 2019

Il gruppo di ricerca:

Antonio Iannibelli

Erika Ottone

Fabio Quinto

Gabriella Rizzardini

Laura Genta

Maria Perrone

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